martedì 14 novembre 2017

IL SECONDO TRAGICO SAMMARTINO



La Guazza in trasferta è sempre ben voluta, in ogni dove porta allegria, convivialità e  spensieratezza. Una gioia che pervade tanta gente che ci conosce, un clima in cui nascono spesso profonde amicizie,  rapporti di stima che durano anni, che superano tragedie epocali, come gli eventi sismici dello scorso agosto quando il ristorante di Amatrice  Barcollo, del nostro amico Enrico fu raso al suolo.
Storie di amicizia e solidarietà; se il nostro amico Enrico si è rialzato e si è rifatto una vita a Limone di Piemonte è anche perche’ la Congrega , con discrezione e calore umano gli è stata vicino. Non è un caso che il caro Enrico ci voglia la primavera prossima nel suo alberghetto alpino come ospiti per un lungo week end.
Non sempre però la gente approva e capisce il nostro spirito, non sempre si è capaci umanamente di essere coinvolti in questo turbinio di allegri sentimenti,  prevale, a volte, l’indolente spocchiosità e la volgare prepotenza dell’arrogante fascista capace con atteggiamenti tipici dello squadrista di   far degenerare una giornata bella come quella di San Martino in una volgarissima rissa.

Ma veniamo alla cronaca della giornata
I NUMERI
Una trasferta di grandi aspettative, molti nostri compaesani aspettavano le nostre “pacconate” enogastronomiche ed ecco i numeri  a partire dalla ricca colazione, lo “sd’ju” a base di  uova e salsicce:
-          6 litri di birra a colazione;
-          N. 3 bottiglie di  prosecco al bar ciotti
-          N. 3 Bottiglie di prosecco al bar rutilio;
-          N. 3  bottiglie di passerina (Centanni) a Ponte Maglio;
-          N. 3 bottiglie di passerina (Centanni) a Comunanza
-          N. 15 bottiglie di birra 0,66 cl durante la passatella nel bus;
-          N. 3 Bottiglie di baccus;
-          N.12 bottiglie di birra 0,66 cl durante il pranzo
-          N. 1 lt vino bianco sfuso durante il pranzo;
-          N.  4 lt vino rosso sfuso durante il pranzo;
-          Bicchierini e amari vari;

IL VIAGGIO
Il viaggio è durato circa un paio d’ore con diverse tappe e vari aperitivi, l’accoglienza è stata dappertutto  calorosa, a Rotella, a Ponte Maglio ove gli affamati Congregati si sono rifocillati con una gagliardissima coppa di maiale all’uopo apparecchiata per dare il benvenuto alla Congrega. Ultima tappa  nella città di Comunanza ove la Congrega ha sfilato allegramente  per le vie e le  è stato offerto da bere dell’ospitale popolo comunanzese. Il Senellissimo ha pure firmato un paio di contratti per alcune manifestazioni che si terranno nei dintorni. Applausi scrocianti, bimbi allegri, anziani che battevano le mani, il tiepido sole dell’ estate di San Martino a scaldare i cuori dei Congregati per una giornata che si preannunciava memorabile.



IL DRAMMA DELL’AGGRESSIONE
La Congrega, con tutto il codazzo di mogli, figli e fidanzate arriva al ristorante dove si sistema in una veranda chiusa a vetrata che da su un bellissimo panorama montano dipinto dai caldi colori autunnali. Non siamo soli in stanza c’è un’altra comitiva con mogli e bimbi a seguito, porteremo un po di allegria anche a loro, pensiamo subito e cosi’, dopo aver mangiato gli antipasti caldi e aver sbevazzato alcuni bicchieri di vino, ci si alza per fare una prima canzonetta.
Subito dopo le prime note , dal  tavolo a fianco, una donna si alza e inizia a sbracciare vistosamente, mostrando fastidio e aperto disprezzo nei nostri confronti. Avevamo chiesto al ristoratore  se potevamo suonare prima di prenotare, lo facciamo sempre per evitare spiacevoli equivoci e la situazione che si stava creando sembrava surreale.
Come succede in questi casi tentiamo di finire il brano,  non si  interrompe mai a metà,  si finisce e poi con pacatezza ed educazione si discute e si trova una soluzione condivisa,  si tenga presente che era il primo brano e che quindi la soglia di intolleranza doveva di norma essere bassa. Ad un certo punto i gesti plateali della donna si fanno espliciti e le urla iniziano a sovrastare lo squillo degli ottoni. Si avvicina sbraitando, aggredisce Andrea Maroni,  tenta piu’ volte di togliergli le bacchette del rullante dalle mani, siamo alla fine  costretti a fermarci, basiti, non era mai successo in 15 anni una cosa del genere, mai tanta arroganza e supponenza, mai tanta violenza nei nostri confronti. Mentre la signora continuava ad apostrofarci, propongo di pagare  il conto per quello consumato fino a quel momento e di andarcene. Il Senellissimo cerca con educata signorilità di calmare la signora  che ancora con inaudita violenza verbale farneticava cose senza senso e minacciava tutti i congregati che insieme alle famiglie stavano rivestendosi per uscire dal ristorante, ma in un attimo si consuma il dramma.
Un barattolone sui 50 anni, stempiato in fronte ma dalla fluente chioma  castana dietro le spalle si fa avanti. Un ossatura larga e un assetto craniofacciale tipico  del guerriero sannitico, una voce cupa che  emetteva lemmi incomprensibili, probabilmente di un dialetto antico di chiara derivazione sabellica.
Una mano che si chiude come una morsa sul collo del Senellissimo e subito il panico tra le due comitive, donne che urlano, camerieri che scappano, un fuggi fuggi generale ; mamme con in grembo bimbi piangenti scossi da tanta ingiustificata violenza.
Il Senelissimo intanto, come  Fantozzi quando ingurgita il tordo alla villa della Contessa Serbelloni  Mazzanti, diventa cianotico e il suo viso cambia colore piu’ volte fino ad arrivare ad un viola funebre. Tentiamo con tutte le forze in quattro cinque persone  di staccare quella mano callosa e ossuta irta di peli dal collo del  Senellissimo, nella foga  i due cadono  da un fianco per terra.  Alla fine, a limite dell’asfissia, il bruto lascia la presa e i due vengono divisi. Ricordero’ per sempre, quella terribile voce, quelle parole incomprensibili che suonavano di minaccia e che  ancora mi danno i brividi. Ritornata l’apparente normalità mentre il barattolone veniva allontanato dalla presunta compagna che avevia iniziato quella penosa sceneggiata, l’altro gruppo decide di sportarsi al piano superiore per evitare di addivenire ancora in contatto. La scena piu’ brutta? Gli inconsolabili pianti dei bimbi, spettatori di tanta inaudita ferocia.




IL FURTO
Ma le brutte  sorprese non finivano lì. Tornati alla normalità si cerca di dimenticare l’accaduto, dopo gli antipasti (per la verità non molto abbondanti) arriva un primo (una tagliatella un po insipida)  e poi  una grigliata (molto buona) ma esigua nelle quantità.
La randellata  tra capo e collo arriva con il conto, 35 Euro a testa,  comunicatoci dal cameriere con un passamontagna che si era calato sul volto e una pistola puntata contro.  Cerchiamo di far man bassa di superalcolici e di recuperare i 10 euro di palese sovrapprezzo con bicchierini di lemoncino e mistrà. La notte cupa intanto aveva avvolto il ristorante, mentre un vento  rabbioso scuoteva le foglie  e faceva scintillare un “focarone” ove venivano abbrustite  alcune misere castagne. Mestamente  si rientra sul bus,  con il Senellissimo  che aveva i  segni evidenti sul collo dovuti all’aggressione e i portafogli vuoti. Da lontano il titolare che si fregava le mani e rideva contando avidamente le banconote da 10 e 20 Euro. Si riparte finalmente,  abbandoniamo quel luogo che ci aveva incantato con il suo paesaggio  e che ora  sembrava così sperduto pieno di insidie e pericoli e gli occhi si riempirono di lacrime quando si rientra nella civile e industriosa Santa Maria Goretti, la calda atmosfera del Bar Ciotti che addolcisce il cuore e che sa tanto di  focolare domestico.

LE DICHIARAZIONI
S. CIOTTI: “…..E poi ci lamentiamo degli stranieri. Ce la prendiamo con gli Albanesi, i Romeni, gli Zingari, i Negri……è una vergogna vedere Italiani che hanno un simile comportamento. Fascisti e squadristi. C’è da vergognarsi ad essere così cafoni.”

R. SENESI: “ ……è stata una scena terrificante, ho temuto  per il Senellissimo.  Mai dimentichero’ l’espressione di odio di quell’energumeno, la fissità dello sguardo tipica del folle, la sua voce cupa, la sua lingua  arcana. Quella mano che non si staccava dal collo, nemmeno quando gli ho conficcato una forchetta sul braccio. E’ stato terribile…..”

MELLY: “Penso che con Mister Capuano la sambendettese possa ambire veramente a posizioni di alta classifica e giocarsi il campionato fino alla fine…..”

DAVID CRUCIANI: “La colpa è di quella P.. Se quella P., fosse stata al suo posto non si sarebbe giunti a tanto.  Come si fa a stare con una P. del genere. La cosa è degenerata quando la P. ha iniziato a sbraitare, poi e’ arrivato l’energumeno a difendere la P., ma tutto è iniziato per colpa di lei, per colpa della P. tutte le donne sono P. e quando accadono ste cose è sempre per colpa delle P. delle femmine……

giovedì 2 marzo 2017

SECONDO DECIMA BACCHANALIA SI CHIUDE IL CARNEVALE DELLA MISERICORDIA

Con la chiusura della Porta Santa  alla Tana del Lupo allo scoccare della mezzanotte di Martedì Grasso, si è conclusa il dodicesimo dei funambolici "Carnasciali" della Congrega. A nulla sono valse le vibranti proteste dell'amico Luca, allontanato con la forza da due responsabili della security tra urla disperate e pianti isterici. A tal proposito i forestieri dovrebbero imparare che a mezzanotte di Martedì, Carn'val è F’nit e  non si fa baldoria  dato che si entra in quaresima con la giornata delle Ceneri!!!!


Dalla Domenica del Amici è stato un crescendo di esaltazione, un turbinio alcoolico continuo che, come tradizione, ha avuto il suo apice nella settimana "Santa", a partire da Giovedì Grasso dal momento della Consegna delle Chiavi meritatissime dagli Scozzesi. Considerando che fino ad un paio di anni fa si vantavano di essere veri Scozzesi solo perché sotto il kilt non avevano le mutande direi che con le cornamuse c’ è stato un bel salto di qualità ! Quello nostro invece è stato un Giovedì Grasso senza eccessi, uscita verso le 23 la Congrega ha girovagato fino all'una di notte per poi sciogliersi e dileguarsi in ordine sparso tra gli ebbri Carnevalieri.

Dopo il Bove e il sabato pomeriggio passato al Carnevale dei Bimbi al Circolo Elio Fabrizi, la Domenica, inizialmente allegra, conviviale ed euforica,  rischiava di trasformarsi in un  tragico evento luttuoso perche’ il Gonfaloniere, il nostro caro Dottore,  ingurgitando un bicchierino di mistrà in un sol sorso è entrato in crisi respiratoria. Si è scatenato il panico con urla disperate, perché il Dottore non ridava “lu fiat”. Dopo due minuti interminabili in cui  il nostro amico non respirava  e mentre il suo viso da paonazzo diventava viola, solo un'energica manovra antiocclusiva del risoluto Capitano di Congrega ha fatto evitare il peggio con buona pace di tutti i presenti  i quali già discutevano se fare “ lu cuscin” o “la curon”. Chiaro che il Dottore non ha toccato piu' un bicchiere di alcool nel resto del pomeriggio e nella serata, già ubriaco comunque dopo la passatella, magistralmente spiegataci dal grande Leonida.


Il pomeriggio è passato poi tra sbicchierate e passatelle prima degli ormai tradizionali fuochi di artificio dell'Immortale Congrega del Ciorpento che proprio quest'anno festeggiava il Settantesimo dalla Fondazione. Dopo l'erculeo guizzo, balenante lignea virilità, c'è  stata la fantasmagorica e chiassosa sfilata  della Congreghe per la Piazza, tutte insieme, come succede da alcuni anni.

Il Lunedì sera la Congrega si è ritrovata da “Ustì” per l’ultima “frugale”  cena di questo Carnevale, in compagnia dei Tirolesi con cui si è sbicchierato, brindato e suonato insieme  una gagliarda “C’est si bon!” con l’amico Carlo Ciabattoni,. L’entrata a Teatro gagliarda e spavalda, con il saluto dell’istrionico Senellissimo tradotto in perfetto tedesco dal cugino Karl Heinz, figlio di immigrati Offidani, pittore edile in Wurzburg città extracircondariale dell’Alta Baviera, che è tornato appositamente dalla Germania per incontrare il suo idolo, il presentatore  Luca Sestili.



Il Martedì Grasso  la Congrega si è posizionata sotto la loggetta della Madonna dell’Addolorata, distribuendo vino e panini con la porchetta, rinnovando la tradizione dei primi anni di attività e rallegrando fino alle 16.00 la Piazza con musica e sketch comici. Poi l’ultimo maledetto  caffè del marinaio alla Tana del Lupo, l’ultima sfilata prima dei V’lurd, l’ultimo giro del centro ad accompagnare il fuoco sacro e rigeneratore che esalta in quell’ultima ora di Carnevale la frenesia alcolica delle maschere danzanti. Mentre la “Paloma” riempie dagli altoparlanti la Piazza ci si allontana a malincuore e  barcollanti da quella bolgia, ci si volta  quasi ad ogni passo a lanciare un ultimo sguardo a Carnevale, quasi a voler conservare nonostante la sbronza un’ultima immagine di questo ennesimo, eterno e meraviglioso spettacolo di cui noi siamo parte inscindibile.