sabato 15 febbraio 2020

AUGURI DOTTORE, GONFALONIERE DELLA CONGREGA DELLA GUAZZA




Uno dei più importanti e rappresentativi personaggi della Congrega, il Dottore. Fiero e nobile Gonfaloniere della pantagruelica Congrega della Guazza.
Compie domani 52 anni, il decano del nostro sodalizio, sempre presente e fieramente attaccato allo stendardo della congrega che erge davanti al codazzo del “cottolengo” Congregale con sguardo marziale e penetrante.
Nasce e vive a Santa Maria Goretti, dove  è amato e benvoluto da tutti. Di altezza media, smilzo fino al rachitismo è invero un mangiatore seriale, un divoratore di primi piatti, in particolare tortellini conditi nei modi più disparati. Orecchie a sventola, bocca larga con  una canassa di 124 denti e un naso da competizione molto grande e importante. Le sue mani sono grandi e le dita tozze, una stretta che è capace di piegare il ferro come se fosse cartone,  si favoleggia che in mezzo alle sue gambe si nasconda qualcosa di abnorme.
La sua voce nasale ed afona è di poche parole, mentre le sue risate sono simili allo scoppio di avviamento delle vecchie 500 quando si tirava l’aria e si premeva a tutta sull’accelleratore.  Di succosi aneddoti, sulle mille avventure vissute insieme già molti anni prima dell’avventura congregale se ne potrebbero raccontare tante.
Ricordo che fu il primo a prendere la licenza di guida e che appunto aveva una vecchia 500 rossa, il primo giorno di patente discendendo dalla sinuosa strada che da  San Savino porta alla Val Tesino, preso dall’euforia della novità ad un certo punto  il Dottore inizio’ a scuotere lo sterzo, esso si staccò dal cruscotto e rimase tra le sue nodose mani mentre la piccola 500 a folle velocità, con me e altre tre persone dentro rischiava  precipitar per calanchi. Avvenne un miracolo, con prontezza di riflessi il Doc riusci’ a frenare prima del baratro ed oggi ve la sto raccontando.
La 500 fu la prima macchina che ci permetteva  gustosi divertimenti nei noiosi pomeriggi invernali quando, le coppiette della zona venivano “di là del fiume” a consumare i  loro focosi amplessi. Noi con la macchinetta del Dottore sfacciatamente ci mettevamo di fronte alle macchine dai vetri appannati e illuminavamo l’abitacolo con i fari abbaglianti suonando i clacson come se l’Italia avesse vinto i mondiali.  Culi bianchi e piselli in agitazione e donne che nel panico e frettolosamente coprivano le loro nudità, seguiva il più delle volte un inseguimento stile “Hazard” per le campagne Offidane dove la piccola 500  faceva paurosi salti nei dossi dei fossi tributari del Tesino.
Una Vigilia di Natale di molti anni fa, passammo la nottata a giocare a bestia dal “Tatanitt”  in circa due ore il Dottore tracannò un’intera bottiglia di Caffè Sport, una toppa colossale e ricordativa che però non lo fece dormire per diversi giorni.

Si usciva poi la sera, in discoteca, al pub Blue Bird allora una specie di nostro ritrovo, come il Bar Cesare al centro storico dove, in una sera estiva era un mercatino in tre persone bevemmo 27 bottiglie di Tuborg da 66 Cl un record che credo risulti ancora imbattuto.
Poi venne la Congrega, questa avventura di amicizia e di amore fraterno che ci ha uniti ancora di più e che ha compattato un gruppo di amici che con entusiasmo vivono non solo Carnevale, ma tutto il resto dell’anno un percorso comune di goliardica comunione e di profonda complicità e affetto. Un per tutti e tutti per uno, sempre avanti finche’ avremo le forze.
Non ci furono dubbi a chi assegnare lo stendardo  della Congrega 15 anni fa, fu unanimemente proposto a lui di  portarlo e di condurre la testa della Congrega, non poteva essere altrimenti. Afferrò con le sue mani forti come una morsa quel  Gonfalone  e non lo lascio’  più.  Auguri Caro Dottore per il tuo genetliaco. Auguri a te,  grande e riconosciuto Carnevaliere,  la tua Congrega e i tuoi Amici, sono orgogliosi di te.

giovedì 17 gennaio 2019

CORROBORANTE, ANESTETIZZANTE, CAUTERIZZANTE: ARRIVA LA QUARTODECIMA BACCHANALIA DELLA CVAZZA!!!



“Ma che  me ne freg e me!!! Ancor penzet a Carnval!!” Fino ad un paio di settimane fa così rispondevo al Carnevaliere di turno in fibrillante attesa di questo Sant’Antonio 2019. Mi pareva nei mesi e nelle settimane scorse che il Carnevale non solleticasse piu’ il mio entusiasmo, non si faceva evidente quella “tensione” emotiva che aveva persino  ripercussioni oniriche nelle ore di riposo notturno . Tornando a casa la sera guardavo la tromba (impolverata) sulla credenza supponendo che avesse tutti i tasti bloccati e quasi mi infastidiva il solo pensiero di doverla torturare quest’anno per piu’ di un mese e mezzo.

Mi  sono preoccupato anche per la mia salute e mi sono domandato spesso perché quest’anno il demone del Carnevaliere  non straripasse prepotentemente nei miei umori proiettandomi già con l’immaginazione in quel caleidoscopio di colori,  maschere, musiche e  passioni che solo noi offidani sappiamo interpretare cosi magistralmente. Ho dato alla fine la colpa all’età, alla maturità faticosamente raggiunta dopo i 40 anni, in ritardo mi dicevo, ma è venuta, per cui un uomo maturo, non puo’ che vivere il Carnevale in maniera piu’ distaccata e magari piu’ da spettatore che da protagonista. Ero felice di questa nuova sensazione!? Non so dirvi, era una cosa strana ne’ positiva ma nemmeno negativa, fatto sta che vivevo questa attesa  con placida indifferenza a tratti con indolenza.

E invece, manco per il caxxo!!!!!!  Ho scoperto che il Carnevaliere ha un interruttore che si apre e si accende da solo, esiste un momento preciso in cui si entra in modalita ON e sei fottuto.  Se la sera prima non ti frega niente di Carnevale, ti svegli la mattina seguente, ti alzi dal letto e cominci a fare il trenino da in giro per casa cantando Brazil sotto gli occhi esterefatti  di tua moglie. Mandi vocali ai tuoi amici ogni tanto intonando le canzonette tipiche di questo periodo di festa, inizi a favoleggiare sulle fregnacce che potresti organizzare nel corso delle prossime settimane. Ti rendi conto poi che le chat si intasano e tutti sono in modalità ON. Non si riesce a lavorare, si pensa solo al grande divertimento, il demone si impossessa di te, e trascuri famiglia, lavoro e impegni vari, guai poi a chi ti rompe i coglioni e ti riporta ai doveri della vita quotidiana, diventi una bestia.
 

Ogni Carnevaliere ha poi  il suo demone personale come la nuvoletta di Fantozzi. Quello del nostro  corpulento Zipi, per esempio,  non è mai satollo. Molto dipende dal timing caratteriale del Carnevaliere, il suo demone puo’ sfociare in diverse forme di disturbi comportamentali.  Vi racconto il seguente aneddoto, quest’anno ho voluto rispolverare il mio vecchio cappello da Robin Hood una feluca verde che mi ha accompagnato per diversi carnevali, l’ho fatta  vedere a mio cugino e subito lui ha pensato che doveva acquistare un copricapo degno  del personaggio istrionico che si è costruito in questi quattordici anni di Congrega. Le sue manie di grandezza, già evidenti in età adolescenziale,  mostrano oggi una preoccupante  megalomania. Il suo ego smisurato  lo porta a credere, specie nel periodo carnevalesco di poter assurgere nel nostro sodalizio a quello che il compianto Serenissimo rappresentava nel  Ciorpento. Così da un paio di anni si fa chiamare in giro  Senelissimo (superlativo poi del mio nomignolo il Senello), si firma nei suoi improbabili e sconclusionati proclami con la sigla  SGT, ovvero (mi perdoni il caro Marco da lassu’) Senelissimo Gran Tropeo. La cosa folle di tutto questo è che personalmente ho sentito diverse persone anche al di fuori della Congrega che lo chiamano per  l’appunto Senellissimo.

Tornando al cappello, visto che lui ne voleva uno adatto al suo ruolo di leader e Primo Carnevaliere della Guazza, anche per percularlo, gli ho proposto di acquistare un Corno Ducale come quello in uso ai Dogi Veneziani, magari tempestato di smeraldi verdi. Non lo avessi mai detto, è iniziata subito una frenetica ricerca su internet di possibili negozi che potessero vendere l’ambito copricapo, nel frattempo lo incalzavo proponendogli pero’ vesti adatte, preziose stoffe damascate, calzamaglie in seta, ricami d’oro, scettri regali e sfarzosi accessori.

Il suo entusiasmo è pero stato frustrato dal fatto che non esistono produzioni di Corni Ducali da Doge, questa cosa in un primo momento lo ha demoralizzato, poi pero’ mi ha detto che avrebbe chiesto alla madre (mia zia) di confezionargli lo splendido  Corno Dogale. E’ una sarta, ha pensato, deve saperlo fare per forza, che ci vuole!? Io avevo i miei dubbi,  una sarta non è una cappellaia, ma per non  innervosirlo e farlo andare in escandescenza lo ho assecondato.

Per finire il racconto, il giorno dopo verso le due dopopranzo mi telefona mia zia (sua madre), in lacrime, singhiozzando mi dice: “Ma che je miss a ment a cugginet, che è sa storia del Corno Dogale!? E’ venut quaio’ casa che velie’ che facie’ sa cuos!! Ma io facc  la sart nn sacc fa li cappieje….”  Io, cercando di calmarla gli ho spiegato che era una cosa per ridere, per fare carnevale e  gli domando che era successo e per quale motivo stesse piangendo,  e lei: “eh! Ne lu sa com è fatt!? E’ comnciat a biastemà a vurlà com nu matt che v’lie’ il Corno Dogale e ha cap’tat tutt la robb sopr lu tav’lì…piatt becchier……” Insomma anche il  demone del Senellissimo, con le sue manie di grandezza è in modalità ON . La Quartodecima Bacchanalia che inizia stasera si preannuncia per la Cvazza Corroborante, Anestetizzante, Cauterizzante!!! STRAORDINARIO E SPENSIERATO CARNEVALE A TUTTI!!!
 
Offida,lì 17 Gennaio 2019  QUARTODECIMA BACCHANALIA

 


giovedì 25 gennaio 2018

La Domenica degli Amici della Guazza

La Domenica degli Amici, rappresenta per in Carnevalieri Offidani uno degli appuntamenti immancabili e piu' esaltanti del periodo carnevalesco, ci si avvicina febbrilmente alla settimana clou quella che va da Giovedì  a Martedì Grasso  ed è caratterizzata oggigiorno da un incredibile bagno di folla che coinvolge l'hinterland e sta travalicando i confini regionali. In realtà il boom di questa giornata  di allegra follia, preludio al Carnevale vero e proprio, si è avuta negli ultimi quindici anni, essa precedentemente era ad appannaggio dei soli Offidani e vissuta per lo piu' dalla Congrega del Ciorpento e da pochi altri gruppi di amici che si ritrovavano insieme in ristoranti e cantine a sbevazzare allegramente a pranzo,  per poi continuare nei  bar nel pomeriggio fino alla sera quando, nelle vie  allora semideserte del centro,  si potevano incontrare barcollanti e sparuti figuri che cercavano, ebbri di vino, di ritrovar casa  o di infilare vanamente per buone mezzore le chiavi della macchina nel cruscotto.
Solo dagli anni duemila si è avuta l'esplosione di questa manifestazione, con la nascita di nuove Congreghe e il passaparola  nei paesi limitrofi. Pionieri e promotori di questa rivoluzione sono state la Gabbia, gli Orsi, l'innominabile congrega della P'tona, noi, le Rondinelle e via discorrendo.
Nella Domenica degli Amici, la Congrega della Guazza (similmente agli altri gruppi e congregazioni), segue rigidi rituali  che si sono consolidati negli usi e costumi, esse si ripetono ogni anno in questa significativa giornata, e sono di seguito descritti.


LA VESTIZIONE DEL GONFALONE E LU SDEJU' DELL'AMICIZIA
Appuntamento è verso le 11.00 del Mattino a casa del Senello, ove viene apparecchiata una adeguata colazione a base di salumi, salsicce, formaggi, pallette fritte. Non mancano "sfrappe" e ravioli, tradizionali nel periodo carnevalesco, si "annaffia" questo frugale "sdeju'" con diverse bottiglie di passerina spumantizzata e nel mentre si procede alla vestizione del Gonfalone. In altre parole si montano i tubi, si sistema con cura il drappo che rappresenta la sacra " Cucciola"; il drappo si piega e a meta' e lo si fissa con due mollette all'asta orizzontale del gonfalone, di modo che rimane chiuso. Altra peculiarità è quella di addobbare la stessa asta che sorregge il drappo e la punta del palo del gonfalone con frasche di edera (Hedera Helix), raccolta all'alba  sui pioppi inguazzati del fiume Tesino. L'edera ha per la Congrega un grande valore esoterico in altri specifici e segreti rituali iniziatici, è pianta consacrata a Dioniso (Bacco) e anticamente è documentato che era costume dei  carnevalieri offidani, il giorno di martedì grasso', tingersi la faccia di cenere e cingersi il capo con corone di edera, indossando lu "uazzarò" (sorta di lungo camice che i contadini usavano per proteggersi nei lavori in campagna appunto dalla guazza).

LA SFILATA E L'APERTURA RITUALE DEL GONFALONE
Verso mezz'ora dopo mezzogiorno, qualche minuto prima per la verità, la Congrega sfila suonando lungo le vie del quartiere, attraversandolo per tutta la sua lunghezza. E' la sfilata con il Gonfalone chiuso, che termina al Bar Ciotti, dove si  raggiunge il terrazzo e dove il Capitano della Congrega, con voce altisonante pronuncia la seguente formula: "Fluminis et Ruris Ophidae Grex Est!", il Popolo risponde urlando: "La Guazza!!!" e al rullo di tamburi  viene esposto finalmente il Gonfalone, esso rimarrà aperto fino a Martedì Grasso quando finito il giro dei  Vlurd, verra' prontamente richiuso dal Capitano e portato chiuso, per l'ultima volta, a Wolfsshanze.


IL PRANZO DEGLI AMICI ALLA CASA DEL POPOLO
Dopo altri innumerevoli brindisi, la Congrega entra in pompa magna alla CDP (Casa del Popolo) dove è ad aspettarla i fortunati commensali. Peculiarità è il numero dei partecipanti a questo fantasmagorico pranzo, sempre 110  persone (compresi i congregati). Sono ormai fiancheggiatori ed Amici consolidati, alcuni ci seguono dalla Fondazione e non si perderebbero questa giornata per nessuna cosa al mondo. Il diritto di partecipazione si acquisisce su un invito di un Congregato e il posto assegnato vale per sempre, vita natural durante, tuttavia la mancata partecipazione in un anno fa perdere il diritto di partecipare in futuro a questo singolare simposio. In sostanza è difficile entrare, facile uscire, quasi impossibile rientrare, è per questo che molti partecipanti si tengono "a caro" questo prestigioso posto e chi fiancheggia la Congrega lo fa con grande spirito di simpatia e diciamo pure "appartenenza".

Altro momento classicissimo è, quando gli spiriti sono abbastanza caldi, cantare "Catarenella" canzone "ruralpopolare" incentrata sulla volgare e sboccata allusività sessuale (peculiarità spesso in voga tra i congregati). La canzonetta, magistralmente condotta dal Senellissimo e interpretata da lu "Pavo'" ha trovato per anni l'allegra complicità e partecipazione della nostra "Nonna Caterina" energica, benche' ottuagenaria, sostenitrice della Guazza. Adesso si sceglie  la figura di "Catarenella" tra le "pornostar" presenti al pranzo. Infine altri due "must" sono la tragicomica "lotteria" della Guazza con l'ambito "pr'sutt" come primo premio  e la "ricciolina" che viene cantata da tutti i presenti a squarcia gola, poi bicchierini a fiumi, canti, balli e ancora bicchierini.

Quello che succede poi dopo il pranzo è un mistero, non credo ci siano riti o peculiarità da raccontare o per lo meno non ricordo......

Buona Domenica degli  Amici....Amici!!!

mercoledì 17 gennaio 2018

IL CONCLAVE E GLI ALTRI USI E COSTUMI DELLA CONGREGA DELLA GUAZZA NEL GIORNO DI SANT'ANTONIO

Nel  giorno di Sant’Antonio  vi sono diversi  rituali ormai consolidati negli usi e costumi della Congrega, benche’ non presenti negli Statuti che regolano il governo della stessa.
Peculiare istituto giuridico-decisionale è il Conclave che si tiene nella tarda serata di questa giornata di apertura del Carnevale.  Di norma verso le undici e mezza, mezzanotte il  Capitano della Congrega, proclama l’extra omnes, un ordine che, come nei conclavi vaticani, obbliga agli “estranei” ad uscire fuori dalla sede “Wolfsshanze” . Il Conclave decide sull’eventuale accettazione di un aspirante congregato a diventare  “Apprendista” o, in alternativa,  ad investire un “Apprendista”  in  “Congregato” dopo almeno un anno di tirocinio. La votazione avviene a scrutinio segreto e partecipano tutti i Congregati presenti, il voto di ammissione o meno viene preso a maggioranza. 

L’accettazione del nuovo “Apprendista” avviene con una semplice comunicazione all’interessato, il quale però dovra’ indicare tra i congregati un  “Padrino” o “Compare” che lo accompagnerà nel percorso iniziatico di un anno intero. L’investitura a Congregato avviene invece con un particolare cerimoniale dove  l’iniziato deve pronunciare una specifica formula e sottoporsi ad altre prove segrete che in questa sede non possono essere riportate.

Importante e tradizionale è il menu della Cena di Sant’Antonio, la prima cena ufficiale della Congrega in ogni Carnevale, quella di apertura. Tutto a base di stoccafisso. Il menu puo’ variare tuttavia ha due capisaldi irrinunciabili e storici. La “spianatora” di polenta con sugo di stoccafisso da mangiare tutti insieme e lo stoccafisso in salsa. La polenta, cibo povero e largamente diffuso nelle nostre campagne rappresenta le nostre origini rurali, mangiarla insieme sulla spianatora ognuno con i suo personale cucchiaio di legno  ha un grande valore simbolico, quello di uguaglianza,  fratellanza e di unione tra tutti i Congregati.



Un'altra peculiarità di questa giornata è che i Congregati indossano il tradizionale “Uazzarò” Offidano, con i colori della congre. Sant’Antonio e Martedì grasso, l’apertura e la chiusura del Carnevale Storico, sono gli unici giorni in cui si indossa lu “Uazzarò”.

martedì 14 novembre 2017

IL SECONDO TRAGICO SAMMARTINO



La Guazza in trasferta è sempre ben voluta, in ogni dove porta allegria, convivialità e  spensieratezza. Una gioia che pervade tanta gente che ci conosce, un clima in cui nascono spesso profonde amicizie,  rapporti di stima che durano anni, che superano tragedie epocali, come gli eventi sismici dello scorso agosto quando il ristorante di Amatrice  Barcollo, del nostro amico Enrico fu raso al suolo.
Storie di amicizia e solidarietà; se il nostro amico Enrico si è rialzato e si è rifatto una vita a Limone di Piemonte è anche perche’ la Congrega , con discrezione e calore umano gli è stata vicino. Non è un caso che il caro Enrico ci voglia la primavera prossima nel suo alberghetto alpino come ospiti per un lungo week end.
Non sempre però la gente approva e capisce il nostro spirito, non sempre si è capaci umanamente di essere coinvolti in questo turbinio di allegri sentimenti,  prevale, a volte, l’indolente spocchiosità e la volgare prepotenza dell’arrogante fascista capace con atteggiamenti tipici dello squadrista di   far degenerare una giornata bella come quella di San Martino in una volgarissima rissa.

Ma veniamo alla cronaca della giornata
I NUMERI
Una trasferta di grandi aspettative, molti nostri compaesani aspettavano le nostre “pacconate” enogastronomiche ed ecco i numeri  a partire dalla ricca colazione, lo “sd’ju” a base di  uova e salsicce:
-          6 litri di birra a colazione;
-          N. 3 bottiglie di  prosecco al bar ciotti
-          N. 3 Bottiglie di prosecco al bar rutilio;
-          N. 3  bottiglie di passerina (Centanni) a Ponte Maglio;
-          N. 3 bottiglie di passerina (Centanni) a Comunanza
-          N. 15 bottiglie di birra 0,66 cl durante la passatella nel bus;
-          N. 3 Bottiglie di baccus;
-          N.12 bottiglie di birra 0,66 cl durante il pranzo
-          N. 1 lt vino bianco sfuso durante il pranzo;
-          N.  4 lt vino rosso sfuso durante il pranzo;
-          Bicchierini e amari vari;

IL VIAGGIO
Il viaggio è durato circa un paio d’ore con diverse tappe e vari aperitivi, l’accoglienza è stata dappertutto  calorosa, a Rotella, a Ponte Maglio ove gli affamati Congregati si sono rifocillati con una gagliardissima coppa di maiale all’uopo apparecchiata per dare il benvenuto alla Congrega. Ultima tappa  nella città di Comunanza ove la Congrega ha sfilato allegramente  per le vie e le  è stato offerto da bere dell’ospitale popolo comunanzese. Il Senellissimo ha pure firmato un paio di contratti per alcune manifestazioni che si terranno nei dintorni. Applausi scrocianti, bimbi allegri, anziani che battevano le mani, il tiepido sole dell’ estate di San Martino a scaldare i cuori dei Congregati per una giornata che si preannunciava memorabile.



IL DRAMMA DELL’AGGRESSIONE
La Congrega, con tutto il codazzo di mogli, figli e fidanzate arriva al ristorante dove si sistema in una veranda chiusa a vetrata che da su un bellissimo panorama montano dipinto dai caldi colori autunnali. Non siamo soli in stanza c’è un’altra comitiva con mogli e bimbi a seguito, porteremo un po di allegria anche a loro, pensiamo subito e cosi’, dopo aver mangiato gli antipasti caldi e aver sbevazzato alcuni bicchieri di vino, ci si alza per fare una prima canzonetta.
Subito dopo le prime note , dal  tavolo a fianco, una donna si alza e inizia a sbracciare vistosamente, mostrando fastidio e aperto disprezzo nei nostri confronti. Avevamo chiesto al ristoratore  se potevamo suonare prima di prenotare, lo facciamo sempre per evitare spiacevoli equivoci e la situazione che si stava creando sembrava surreale.
Come succede in questi casi tentiamo di finire il brano,  non si  interrompe mai a metà,  si finisce e poi con pacatezza ed educazione si discute e si trova una soluzione condivisa,  si tenga presente che era il primo brano e che quindi la soglia di intolleranza doveva di norma essere bassa. Ad un certo punto i gesti plateali della donna si fanno espliciti e le urla iniziano a sovrastare lo squillo degli ottoni. Si avvicina sbraitando, aggredisce Andrea Maroni,  tenta piu’ volte di togliergli le bacchette del rullante dalle mani, siamo alla fine  costretti a fermarci, basiti, non era mai successo in 15 anni una cosa del genere, mai tanta arroganza e supponenza, mai tanta violenza nei nostri confronti. Mentre la signora continuava ad apostrofarci, propongo di pagare  il conto per quello consumato fino a quel momento e di andarcene. Il Senellissimo cerca con educata signorilità di calmare la signora  che ancora con inaudita violenza verbale farneticava cose senza senso e minacciava tutti i congregati che insieme alle famiglie stavano rivestendosi per uscire dal ristorante, ma in un attimo si consuma il dramma.
Un barattolone sui 50 anni, stempiato in fronte ma dalla fluente chioma  castana dietro le spalle si fa avanti. Un ossatura larga e un assetto craniofacciale tipico  del guerriero sannitico, una voce cupa che  emetteva lemmi incomprensibili, probabilmente di un dialetto antico di chiara derivazione sabellica.
Una mano che si chiude come una morsa sul collo del Senellissimo e subito il panico tra le due comitive, donne che urlano, camerieri che scappano, un fuggi fuggi generale ; mamme con in grembo bimbi piangenti scossi da tanta ingiustificata violenza.
Il Senelissimo intanto, come  Fantozzi quando ingurgita il tordo alla villa della Contessa Serbelloni  Mazzanti, diventa cianotico e il suo viso cambia colore piu’ volte fino ad arrivare ad un viola funebre. Tentiamo con tutte le forze in quattro cinque persone  di staccare quella mano callosa e ossuta irta di peli dal collo del  Senellissimo, nella foga  i due cadono  da un fianco per terra.  Alla fine, a limite dell’asfissia, il bruto lascia la presa e i due vengono divisi. Ricordero’ per sempre, quella terribile voce, quelle parole incomprensibili che suonavano di minaccia e che  ancora mi danno i brividi. Ritornata l’apparente normalità mentre il barattolone veniva allontanato dalla presunta compagna che avevia iniziato quella penosa sceneggiata, l’altro gruppo decide di sportarsi al piano superiore per evitare di addivenire ancora in contatto. La scena piu’ brutta? Gli inconsolabili pianti dei bimbi, spettatori di tanta inaudita ferocia.




IL FURTO
Ma le brutte  sorprese non finivano lì. Tornati alla normalità si cerca di dimenticare l’accaduto, dopo gli antipasti (per la verità non molto abbondanti) arriva un primo (una tagliatella un po insipida)  e poi  una grigliata (molto buona) ma esigua nelle quantità.
La randellata  tra capo e collo arriva con il conto, 35 Euro a testa,  comunicatoci dal cameriere con un passamontagna che si era calato sul volto e una pistola puntata contro.  Cerchiamo di far man bassa di superalcolici e di recuperare i 10 euro di palese sovrapprezzo con bicchierini di lemoncino e mistrà. La notte cupa intanto aveva avvolto il ristorante, mentre un vento  rabbioso scuoteva le foglie  e faceva scintillare un “focarone” ove venivano abbrustite  alcune misere castagne. Mestamente  si rientra sul bus,  con il Senellissimo  che aveva i  segni evidenti sul collo dovuti all’aggressione e i portafogli vuoti. Da lontano il titolare che si fregava le mani e rideva contando avidamente le banconote da 10 e 20 Euro. Si riparte finalmente,  abbandoniamo quel luogo che ci aveva incantato con il suo paesaggio  e che ora  sembrava così sperduto pieno di insidie e pericoli e gli occhi si riempirono di lacrime quando si rientra nella civile e industriosa Santa Maria Goretti, la calda atmosfera del Bar Ciotti che addolcisce il cuore e che sa tanto di  focolare domestico.

LE DICHIARAZIONI
S. CIOTTI: “…..E poi ci lamentiamo degli stranieri. Ce la prendiamo con gli Albanesi, i Romeni, gli Zingari, i Negri……è una vergogna vedere Italiani che hanno un simile comportamento. Fascisti e squadristi. C’è da vergognarsi ad essere così cafoni.”

R. SENESI: “ ……è stata una scena terrificante, ho temuto  per il Senellissimo.  Mai dimentichero’ l’espressione di odio di quell’energumeno, la fissità dello sguardo tipica del folle, la sua voce cupa, la sua lingua  arcana. Quella mano che non si staccava dal collo, nemmeno quando gli ho conficcato una forchetta sul braccio. E’ stato terribile…..”

MELLY: “Penso che con Mister Capuano la sambendettese possa ambire veramente a posizioni di alta classifica e giocarsi il campionato fino alla fine…..”

DAVID CRUCIANI: “La colpa è di quella P.. Se quella P., fosse stata al suo posto non si sarebbe giunti a tanto.  Come si fa a stare con una P. del genere. La cosa è degenerata quando la P. ha iniziato a sbraitare, poi e’ arrivato l’energumeno a difendere la P., ma tutto è iniziato per colpa di lei, per colpa della P. tutte le donne sono P. e quando accadono ste cose è sempre per colpa delle P. delle femmine……

giovedì 2 marzo 2017

SECONDO DECIMA BACCHANALIA SI CHIUDE IL CARNEVALE DELLA MISERICORDIA

Con la chiusura della Porta Santa  alla Tana del Lupo allo scoccare della mezzanotte di Martedì Grasso, si è conclusa il dodicesimo dei funambolici "Carnasciali" della Congrega. A nulla sono valse le vibranti proteste dell'amico Luca, allontanato con la forza da due responsabili della security tra urla disperate e pianti isterici. A tal proposito i forestieri dovrebbero imparare che a mezzanotte di Martedì, Carn'val è F’nit e  non si fa baldoria  dato che si entra in quaresima con la giornata delle Ceneri!!!!


Dalla Domenica del Amici è stato un crescendo di esaltazione, un turbinio alcoolico continuo che, come tradizione, ha avuto il suo apice nella settimana "Santa", a partire da Giovedì Grasso dal momento della Consegna delle Chiavi meritatissime dagli Scozzesi. Considerando che fino ad un paio di anni fa si vantavano di essere veri Scozzesi solo perché sotto il kilt non avevano le mutande direi che con le cornamuse c’ è stato un bel salto di qualità ! Quello nostro invece è stato un Giovedì Grasso senza eccessi, uscita verso le 23 la Congrega ha girovagato fino all'una di notte per poi sciogliersi e dileguarsi in ordine sparso tra gli ebbri Carnevalieri.

Dopo il Bove e il sabato pomeriggio passato al Carnevale dei Bimbi al Circolo Elio Fabrizi, la Domenica, inizialmente allegra, conviviale ed euforica,  rischiava di trasformarsi in un  tragico evento luttuoso perche’ il Gonfaloniere, il nostro caro Dottore,  ingurgitando un bicchierino di mistrà in un sol sorso è entrato in crisi respiratoria. Si è scatenato il panico con urla disperate, perché il Dottore non ridava “lu fiat”. Dopo due minuti interminabili in cui  il nostro amico non respirava  e mentre il suo viso da paonazzo diventava viola, solo un'energica manovra antiocclusiva del risoluto Capitano di Congrega ha fatto evitare il peggio con buona pace di tutti i presenti  i quali già discutevano se fare “ lu cuscin” o “la curon”. Chiaro che il Dottore non ha toccato piu' un bicchiere di alcool nel resto del pomeriggio e nella serata, già ubriaco comunque dopo la passatella, magistralmente spiegataci dal grande Leonida.


Il pomeriggio è passato poi tra sbicchierate e passatelle prima degli ormai tradizionali fuochi di artificio dell'Immortale Congrega del Ciorpento che proprio quest'anno festeggiava il Settantesimo dalla Fondazione. Dopo l'erculeo guizzo, balenante lignea virilità, c'è  stata la fantasmagorica e chiassosa sfilata  della Congreghe per la Piazza, tutte insieme, come succede da alcuni anni.

Il Lunedì sera la Congrega si è ritrovata da “Ustì” per l’ultima “frugale”  cena di questo Carnevale, in compagnia dei Tirolesi con cui si è sbicchierato, brindato e suonato insieme  una gagliarda “C’est si bon!” con l’amico Carlo Ciabattoni,. L’entrata a Teatro gagliarda e spavalda, con il saluto dell’istrionico Senellissimo tradotto in perfetto tedesco dal cugino Karl Heinz, figlio di immigrati Offidani, pittore edile in Wurzburg città extracircondariale dell’Alta Baviera, che è tornato appositamente dalla Germania per incontrare il suo idolo, il presentatore  Luca Sestili.



Il Martedì Grasso  la Congrega si è posizionata sotto la loggetta della Madonna dell’Addolorata, distribuendo vino e panini con la porchetta, rinnovando la tradizione dei primi anni di attività e rallegrando fino alle 16.00 la Piazza con musica e sketch comici. Poi l’ultimo maledetto  caffè del marinaio alla Tana del Lupo, l’ultima sfilata prima dei V’lurd, l’ultimo giro del centro ad accompagnare il fuoco sacro e rigeneratore che esalta in quell’ultima ora di Carnevale la frenesia alcolica delle maschere danzanti. Mentre la “Paloma” riempie dagli altoparlanti la Piazza ci si allontana a malincuore e  barcollanti da quella bolgia, ci si volta  quasi ad ogni passo a lanciare un ultimo sguardo a Carnevale, quasi a voler conservare nonostante la sbronza un’ultima immagine di questo ennesimo, eterno e meraviglioso spettacolo di cui noi siamo parte inscindibile.   



venerdì 10 febbraio 2017

DOMENICA DEGLI AMICI







Se Sant’Antonio è per la Congrega il giorno della Vergogna, con tutti i suoi eccessi affatto edificanti.  La Domenica degli Amici rappresenta per noi la giornata dell’Orgoglio, uno dei principali appuntamenti del Carnevale Storico di Offida. Questa Domenica, con i suoi riti, ci vede protagonisti fin di prima mattina nel nostro quartiere; una lauta colazione e gli ultimi preparativi prima della marcia lungo via Togliatti, poi l’apertura del Gonfalone che avviene con immancabile  puntualità a mezzogiorno e mezzo al Bar Ciotti di fronte a  Piazza Pavarotti. 
Dopo abbondanti aperitivi, calorosi abbracci con i nostri ospiti,  la Congrega,  privatamente,  porta un saluto a chi per  triste fatalità ci ha lasciati anzitempo, un saluto mesto e silenzioso, accarezzato sovente da un alito di vento fresco,  vento che si porta via le note di una tromba  che squillante e metallica intona con perfetta precisione uno  struggente Silenzio.
Noi, abbiamo concepito fin dalla Fondazione questa particolare domenica come una giornata “aperta” ai nostri amici, una giornata in cui si trasmette  la grande passione per le nostre tradizioni. Abbiamo sempre cercato di coinvolgere chi con entusiasmo ci segue da tanti anni, abbiamo bevuto insieme, cantato insieme, ballato insieme, scherzato insieme.

Pazientemente abbiamo spiegato ai nostri sostenitori  il significato di certe giornate, il valore di  determinati riti, le ragioni di particolari  comportamenti,  che non sempre sono di facile e immediata comprensione allo sprovveduto forestiero.


Abbiamo, tra il serio e faceto, cercato di “educare” questi nostri commensali a quello che riteniamo essere uno degli eventi piu’ belli al mondo che vale la pena di vivere almeno una volta nella propria esistenza. Riteniamo che educare sia il primo  passo per costruire quel rispetto che spesso manca  e che invece tutti auspichiamo giustamente ed  incondizionatamente verso le nostre tradizioni.


Buona Domenica…….. Amici!!

venerdì 27 gennaio 2017

THE FILTH AND THE FURY

Brutti, sporchi e cattivi; come nel film di Scola. Non poteva essere altrimenti, la giornata lunga ed impegnativa di sabato non poteva prendere piega diversa. Irriverente, scurrile, provocatrice la Congrega ha dato il peggio di se alla "formale"  e carnescialesca e gia' tradizionale, benché alla prima edizione, cerimonia/festa della riconsegna delle chiavi.
In clamoroso ritardo dopo un pomeriggio da massacro, la fottutissima Congrega entra con boria  nel salone della Vinea, facendosi subito notare per i guazzaroni imbrattati di vino ed i modi scomposti. E' seguita la semidistruzione della tavolata che le era stata  riservata.



Spinte, risse tra congregati, cibo usato come munizione da tiro al bersaglio, urla selvagge, sedie che volavano per aria, percosse, improperi, bestemmie. Il culmine di tutta questa degenerazione si è avuto durante la passerella che tutte le congreghe hanno fatto  per  omaggiare la serata organizzata dalla P'tona. Afferrato  il microfono il Leader Pel di carota Senello Rotten ha esordito  con le seguenti parole: "Senza che stiamo a parlare con ipocrisia" E  rivolgendosi alla P'tona " Noi vi odiano.....ciò premesso.....Andate a fareinculo!"  Di seguito un Sant'Antonio cantato e rivisitato dedicato alla Congrega Rossoblu. La Guazza dimostra nell'occasione anche di non saper cantare, oltre che a non saper suonare, figura barbina tra gli occhi esterrefatti degli astanti. Un fuggi fuggi generale che si è trasformato in vero e proprio panico quando alla fine molti dei nostri hanno iniziato a tirare l'acqua addosso alla gente a bottiglie piene; fortuna è stata che a qualcuno non è venuto in mente di iniziare a  sputare una volta  svuotate le bottiglie.



Altre pieghe la serata non poteva prenderle, visto la giornata, in verità iniziata alle undici del mattino con campari e prosecco, proseguita con il tradizionale pranzo a base di stoccafisso, dove i nostri famelici amici hanno continuato ad ingurgitare litri e litri di vino. Le classiche violente  imbutate, il caffè del marinaio, la selvaggia caccia all'uomo, che ha portato alcuni congregati a ricorrere alla cure del pronto soccorso per escoriazioni e contusioni, guaribili tutte in dieci giorni.

La Guazza è così, fare casino e distuggersi, essere irriverenti, rozzi e maleducati, non saper suonare, essere asociali, ubriacarsi a morte, è una nostra peculiarità. A quarant'anni dalla sua comparsa noi siamo l'ultimo baluardo della (sotto) cultura  Punk, nell'Europa continentale. God Save The Guazza.


mercoledì 18 gennaio 2017

UN MESTO SANT'ANTONIO APRE IL CARNEVALE ZOPPO DELLA CONGREGA DELLA GUAZZA

Mai in dodici anni dalla Fondazione, la Congrega ha mancato l'appuntamento del 17 Gennaio, la sacra apertura  come tradizione del Carnasciale Aufidico. Invero sempre giornata goliardica e di forti emozioni, accompagnata dai miei succosi racconti.

Dall'"insalata" col Renegade dei primi anni, alla "via Crucis di Spinelli", alle toppe da Beato Bernardo di Melly. Ai battesimi alcolici di nuovi Congregati, al Lumachino di Giammaro, dalle terribili imbutate alla "débâcle" di Sabbio, ricordativa, lo scorso anno.

Quest'anno per colpa del maltempo, dei telefoni che non funzionavano, financo a causa del terremoto che terribile ci ha scosso la giornata successiva e per altre assurde scuse la Congrega non ha celebrato la Sua apertura di Carnevale.

Ripeto sempre ai miei amici e compagni d'avventura, fratelli in Congrega, che  essa, la Beneamata, viene sempre prima di ogni altra cosa. Quando dicevo di andare a piedi ad Offida in caso di neve dicevo serio, e lo avrei fatto se avrei trovato nei miei amici lo stesso entusiasmo. Credo che, se si voleva rimandare la cena, si doveva trovare tempo e modo per celebrare S'Antonio e far vedere che la Guazza, nonostante tutto c'era.

Mi lasciano perplesso i commenti del  "poi", le frasi dei "se" e le supposizione dei "ma". Nessuna scusa giustifica la totale indolenza con il quale i miei compagni se ne sono fregati, dopo i ripetuti appelli di ieri mattina, di Sant'Antonio e della Congrega. Si doveva fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma no il niente, salvo poi lamentarsene stupidamente e infantilmente successivamente. Pessimo inizio di Carnevale 2017.

Come sempre ho fatto  consegno queste mie impressioni sul Blog della Guazza. Sperando di non dover scrivere piu' pensieri come questi.  

Santa Maria Goretti, lì 18 Gennaio 2017

mercoledì 10 febbraio 2016

BR'SCEM TUTT



Br'scem tutt, tutt quell chè stat,

br'scem nu mes de Carn'val

br'scem li b'cchier di vì e le magnat

br'scem tutti li raviuol che c'è fatt mal

 

Dem fuoc a Sant'Antonie e a lu m'strà

a lonn la middie pe lu b'vie de Cast'rà

ardem la vergogna e la topp  de Gio'vdì

brusc pur quella che sé r'ppcciat mart'dì.

 

Brusc l'abbracc che sem  dat a lu n'mic

Brusc lu schiaff che sem dat all'amic

Brsc'em  le voje piu' matt e li vejon

 

Brecs'em tutt perche' ce sem rott li………

Mo è or de fass lu bagn  che la cener

dop tant  mattià che Bacc e  Vener.

sabato 6 febbraio 2016

LU MBRIAC SE PASS, LU STUPT NO


Come dice un proverbio locale: "Lu mbriac se pass, lu stupt no….."  Ma lu stupt  che se mbriac è nu casì. Non poteva non essere dedicato questo post al Leader carismatico della Congrega, il "Senellissimo Gran Tropeo" nuovo titolo autoattribuitosi che si confà al suo smisurato ego, teatro delle sue gesta  alcooliche la giornata di Giovedì Grasso.

Giovedì Grasso ore 12.00 Consegna delle Chiava in Municipio il "Tonfo Sordo"

Va in scena una teatrale pantomima, una scenetta Carnascialesca (siamo a tema) degna della Commedia dell'Arte.  Tra la costernazione di tutti che si aspettavano (giustamente) le chiavi alla Congrega dell'Aquila, ecco il proclama che gela la sala consiliare. Le Chiavi della città vanno alla P'tona (2 volte in dodici anni). Stranamente pero' tutti i presenti di Borgo Miriam, avevano in mano costosissime telecamere, e le toppe di alcuni "consoli" della Congrega rossoblu' avevano già una toppa avanzatissima come se già sapessero la notizia segretissima. Evidentemente la tanto "tormentata" notte del Signor Sindaco è stata molto tranquilla visto che la decisione probabilmente presa giorni prima era quantomeno stata interpretata da chi poi ha preso effettivamente le chiavi.

Alla proclamazione della consegna delle chiavi, un tonfo sordo si è sentito dalle retrovie della sala. Il "Senellissimo" aveva avuto un mancamento e ci sono voluti i Sali per riportarlo alla realtà. Eccolo tra un bicchiere di vino e l'altro offerto nel tradizionale buffet dall'amministrazione comunale, aggredire verbalmente i componenti della P'tona, sbraitando come un ossesso, minacciando il Sindaco di Offida, facendo corna ed altri gestacci all'indirizzo della M'rella band.

 

 

Giovedì Grasso ore 14.30 Caffè del Corso  i Coktails

La cocente delusione e già i numerosi aperitivi sono proseguiti al Caffè del Corso. Senza sapere dove fare pranzo e soprattutto con che cosa e ovviamente quando, ecco il Senellissimo accompagnato dal suo fido Melly sbevazzare cocktail esotici, negroni, bloody mary, ecc.ecc. Eccolo aggredire il povero Shwartz, tra i tieni tieni generale e, una volta agguantato il cappell/ P'tona  de M'rella metterselo in testa e poi strozzarlo platealmente tra gli occhi esterefatti di tutti.


 

 

Giovedì Grasso ore 15.45 Corso Serpente Aureo " Prima forte discussione con la compagna Camilla"

Ora con un digestivo in mano (non aveva  fatto pranzo) iniziava biascicando un lunga discussione sui "massimi sistemi " con la propria compagna, invero preoccupata e raggiunta da alcune telefonate  che l'avvertivano delle pessime  condizioni del "Senellissimo". Momenti di forte tensione ed urla si alternavano a momenti di commovente tenerezza, la discussione si è risolta con un'altra grappa riconciliatrice.

 

 

Giovedì Grasso ore 16.00 Corso Serpente Aureo "Il Molestatore seriale"

Ancora a brandire bicchierini di grappa seguito dal suo fido Melly e molestare, come di solito fa Scintilla, anziani, donne e bambini lungo il corso. Eccolo avvicinarsi a qualche anziano per offrigli un bicchierino e a dire frasi sconclusionate ai piccoli che in maschera  avevano in teatro la loro festicciola di Carnevale.  Un fuggi fuggi generale, una scena pietosa, la gente si allontanava sdegnata dallo stolto briaco facendo gesti di stizza e scuotendo la testa. Qualcuno ha chiamato  le forze dell'ordine.

 


 

Giovedì Grasso ore 17.00 Tana del Lupo "Lo spogliarello"

Il "Senellissimo" con le spazzacamino, consuma una delle scene piu' vergognose dei sui numerosi Carnevali. Di fronte agli occhi esterefatti della sua compagna lo troviamo a molestare le sue amice, infilando le sue avide mani tra reggiseni e perizoma.  Si slaccia i pantaloni pavoneggiandosi del suo immane dardo e invitando le ragazze a tirargli giu le mutande. Pianto dirotto di Camilla.

 

 

 

Giovedì Grasso dalle ore 17.30 alle 21.00 "Disperso"

Telefono irraggiungibile o con chiamate a vuoto, nessun segno di vita da wapp o su Fb. Il Senello Senior si autoproclama Senellissimo II, capo del governo provvisorio Andrea Oddi

 


 

 

Giovedì Grasso ore 21.30 Casa Cimaroli "Il primo Show"

Tornato raggiungibile alle 21.00 sul telefono raggiunge la congrega nel rustico Cimaroli alle 21.30. Dirige da una sedia come il maestro Muti la Congrega usando come bacchetta un arrosticino. Poi si nnervosisce, rovescia per terra un vassoio di arrosticini, li calpesta dicendo che erano di merda e gli avevano rotto i coglioni. Fugge  e vaga per la città per un'altra  ora.

 

 
Giovedì Grasso ore 22.30 Casa Cimaroli "il secondo Show"

Rientra in pompa magna al rustico Cimaroli, prendo il suo bombardino in braccio e ci svuota dentro al timpano  due bottiglie di birra da 0,75. Tenta di suonare, allaga di birra il pavimento soffiando dal bombardino, orina  per terra, minaccia e molesta le donne presenti.

 

Giovedì Grasso ore 23.30 Corso Serpente Aureo "Il Senellissimo"

Durante l'uscita della Congrega, dapprima si stupisce perche' i tasti del bombardino siano bloccati, poi davanti al gonfalone con pose messianiche accompagna la Congrega in Piazza.  Aggredisce verbalmente di nuovo i componenti della P'tona, li insulta e minaccia. Guida la Congrega alla tana del Lupo.

 

Venerdì ore  00.30 Piazza del Popolo "Zuffa con la compagna  Camilla Epilogo"

Durante la seconda uscita della Congrega eccolo azzuffarsi, per non chiari e precisati motivi con la sua compagna "Camilla". Abbandona la Congrega, torna a Wolfsshanze, cade numerose volte per terra, pianto dirotto di Camilla, il Senellissmo si addormenta sul divano, si caga addosso nel sonno.

lunedì 1 febbraio 2016

"Oh Giov'n! T' piac Carn'val!?"


Se ne è andato già mezzo Carnevale ed attendiamo febbrilmente l'entrata dei  terribili Sei Giorni. Le fase preparatoria dell'Undicesima Epopea "Crassa" del nostro sodalizio è stata impegnativa e ci ha visto alquanto appesantiti già in vista della grande apertura di Sant'Antonio.

Domenica 17 Gennaio, dopo aver partecipato al  preludio del Carnevale Storico 2016 organizzato  dalle Rondinelle la sera prima in Vinea dove festeggiavano i loro primi dieci anni, i Congregati si sono ritrovati presso la centralissima Tana del Lupo alle ore 12.00 con famelico appetito.  Per l'occasione era stato predisposto un classicissimo menu' a base di stoccafisso in salsa e in umido con le patate, circa 8 Kg per 14 persone.

L'inizio, invero sempre scoppiettante è stato pero' funestato dalla immatura goliardia dei congreganti che, come è oramai notorio, si danno in questo primo giorno di Carnevale alla dissolutezza piu' becera, assecondando i più bestiali istinti, con irriverenza verso il prossimo,  e assenza assoluta di quello spirito di conservazione darwiniano che dovrebbe istintivamente  far parte dei comportamenti e delle azioni di qualsiasi mammifero (quadrupede o bipede) che vive sul pianeta Terra.

Una ferocia inaudita che ha scandito il nuovo puerile gioco dell'"imbutata", dove la sciocca vittima prescelta viene astutamente circuita con scusa ridicola o presa di forza in un agguato "alcoolico "  che lo porta in pochi minuti ad una toppa "mortalis". Una "parure" di 4 imbuti verdi di grandezza variabile, il piu' grande per il vino e la birra, i mezzani per vini strutturati, vino cotto o alcolici sotto i 20°, il piu' piccolo per i superalcolici tra cui la fa da padrone un "traumaturgico" mistrà.

A farne le spese  l'incauto congregante che, incurante del pericolo continua a bere al di fuori dell'"imbutata" o che  ama, in questa prima giornata di Carnevale,  mettersi in mostra e pavoneggiarsi di quanto mangia e beve e di quanto vino sia capace di reggere. Errore gravissimo, attira il derelitto su di se   le attenzioni dei suoi compagni che, tra torbidi raggiri o vere e proprie aggressioni fisiche lo inducono forzatamente a bere. Si consumano così  scene pietose, violente, le cui immagini ricordano in alcuni frangenti la schockante cattura  del colonnello Gheddafi in Libia alcuni anni fa.  A volte il malcapitato che con pervicace ostinatezza e che  con calci e pugni cerca di sottrarsi al giudizio dell'"imbuto", viene  letteralmente " incappiato" e disteso come un suino allo scanno sopra un tavolino e lì immobilizzato negli arti e sul tronco da decine di possenti braccia con il naso tappato da  una molletta,  viene imbutato ferocemente. La scelta è quel punto è soffocare o bere, non vi sono altre alternative.
 

Il gioco di solito si attenua con il primo "caduto" della giornata che nella fattispecie è stato Sabbio' il quale gagliardamente si è sottoposto a piu' imbutate (cinque) continuando frattanto a bere vino a parte e a proporre ripetuti  brindisi alle percussioni .  Il May day era stato chiamato alle ore 16.38 da Zipi che aveva rilevato nella baldoria collettiva l'assenza da piu' di mezzora del povero Congregante. Raggiunto telefonicamente, si è presentato dopo qualche minuto alla Tana del Lupo con un pallore mortale, gli occhi rossi e lucidi cerchiati da profonde occhiaie , una faccia devastata dagli spasmi che il poveretto aveva avuto qualche minuto prima chissà in quale sperduta via del centro.  

Diceva, con voce tremante: "Stto apposto, mo so fatt,  mo steng bbè….mo r'chmencem!" Ma complice anche la giornata siderale, dopo qualche minuto esattamente alle 17.06 Zipi ha lanciato il secondo May day, ma oramai al telefono rispondeva la voce metallica della registrazione dell'operatrice "Tim…..". Sabbiò era definitivamente irraggiungibile e lo sarebbe stato nei successivi tre giorni. Caduto eroicamente prima vittima del Carnevale 2016 aveva lasciato incustodita anche la sua grancassa a Wolfshanze ; mai successo in undici anni di Congrega.

 

Si è saputo qualche giorno dopo che,  mentre Sabbiò  tirava fuori tutto quel l'alcol dal suo stomaco, con la testa puntata contro qualche grondaia di rame, una vecchietta  si sia affacciata alle persiane  di casa e con scherno gli si sia rivolta in questo modo: "Oh  Giov'n! T' piac Carn'val!?"

giovedì 19 febbraio 2015

STUPOR MUNDI


Succede che  quando arriva Martedì Grasso, non si vede l’ora di finire, perche’ il fisico non regge piu’ la stanchezza nella settimana Grassa  ha preso il sopravvento sull’entusiasmo, giorni  vissuti senza regole ed al massimo schiantano oramai il fisico di un povero quarantenne.

 


Eppure, mentre accompagni i Vlurd  nel giro finale attorno alla città, nonostante la spossatezza che ti avvolge ogni singolo muscolo del corpo, malgrado lo stomaco e il fegato ti chiedono pietà, mentre a tutta forza, tra fiamme, cenere e fumo denso, soffi le ultime stonate note sulla tua tromba, con le labbra ridotte ad un canotto, ti attanaglia la nostalgia, che passo dopo passo cresce  mentre ci si avvicina alla  Piazza, ove il fuoco da una buona mezzora, ha iniziato a purificare  gli stanchi Carnevalieri da bagordi che durano da settimane.

Nonostante tutto non vorresti arrivarci  a quel grande falò, perche’ sai che tutto poi finirà, e il rito sarà compiuto. E ti vengono in mente vivide, mentre le suole di plastica delle scarpe bruciano, le immagini più belle di questa settimana pazza, iniziata in Pompa Magna Giovedì scorso, Grasso, nel rifugio antiatomico di Paul Anka, nuovo entusiasta congregante. Un colata di cemento di immani proporzioni in cui la prima festa carnascialesca si è compiuta. Un ambiente ampio, in cui la solennità della Guazza rimbombava sulle note di inni e ballatte goliardiche. Cinquanta uomini su un'unica tavolata, un branco di lupi famelici, in cui un’improvvisata (per i pochi vestiti indossati) Cappuccetto Rosso, mesceva tra allegre sbicchierate il vino ai commensali, incurante, succinta e svestita com’era del rischio che correva di essere sbranata.

E poi la mattina dopo tutto diventa bianco e rosso, un giorno speciale, la Congrega, la mia amatissima Guazza è sciolta, e vedi in mezzo alla Piazza tra coriandoli e girotondi di bimbi in maschera allegri con i loro mutandoni e guazzarò correre verso un innocuo bovetto finto, il cui aspetto rassicurante è ben diverso da quello terribile ed infuriato del pomeriggio. Ed il cuore di si riempie di gioia e lacrime d’orgoglio  ti velano gli occhi, vedendo il tuo fagottino, sangue del tuo sangue muovere i primi incerti passi tra la piccola folla festante, è il perpetuarsi delle tradizioni, una comunanza il cui collante è il forte senso di appartenenza.

La Domenica, l’ultima di Carnevale, la Congrega  entra gagliarda ancora in Piazza, fiera, sicura, squillante ad annunciare la festa del  Ciorpento, padre e protettore da quasi settant’anni di questa follia collettiva. Una fusione di colori, trombe, tromboni;, bombardini, tube, un fracasso di tamburi e grancasse e percussioni di ogni genere, una fantasmagorica  sfilata insieme, mai era successo in questi anni, dopo che la pernacchia di Rufus aveva fatto balenare per la gioia degli astanti, l’immane dardo.

La neve soffice e silenziosa cade, mentre dalla grotta dei Talebani, tra imbutate e brindisi l’amatissima festeggia la sua decima epopea,  un trionfo alcoolico con amici e nemici, tra sostenitori ed ignari turisti, prima del Lunedì (Grasso) quello dell’ultimo veglione. Un coro alla Vergine Maria, perche’ anche questa a modo è una preghiera, e l’entrata trionfale con Cielito Lindo. E poi in pista a ballare fino alle quattro tra bicchieri di birra che servono a sgrassare o meglio ad attutire la toppa, visto che oramai dopo un mese di Carnevale lu vì te fa mus.

E’ Martedì Grasso, mentre per l’ultima volta la Congrega entra in Piazza, lungo il corso il suo passaggio è festoso e trionfale, ragazzi ubriachi e mascherati allegri intonano canti e ci ballano in tondo. L’ultima esaltante hit, la chiusura in via del Merletto con l’Aviron Baynnaise,  solenne ed intimo inno della Guazza.

Vedo il fuoco dei Vlurd sovrastare migliaia di teste colorate che gli ballano intorno. Mi fermo devo riposare le labbra, mi giro ed ecco i miei compagni di avventura. Il maestro Seraccia spinge fuori ciondolando e di slancio l’ultimo poco fiato che ha  nei polmoni nella sua tromba, è guida e testa della Congrega. Scemenella e il Dottore proseguono avanti con il Gonfalone ad aprire la pista nell’ultima trionfale marcia verso la Piazza. I F.lli Oddi, grande e preziosa risorsa sono concentrati e oramai offidani oriundi entrano senza  timore nel caos dei Vlurd. Giammy che al mio fianco spinge, grosso com’è, tutto il fiato che ha in corpo verso una tromba che quasi scompare nella sua mole.  Spnell, di norma discreto e silenzioso, ha gli occhi rossi e  suona a paccà. Erasmo, con il cappellino scozzese e i capelli rossi, gonfio di alcool spinge in alto il controcanto del suo bombardino  sulle note di Addio Ninetta Addio, Melly statuario, plastico, imponente, con la sua coulisse  è grandioso. Zipi  invece imbraccia il suo bombardino come se fosse un infante, in trance tamburella senza alcun senso le sue dita sui tasti. Andrea Maroni, con lo sguardo dei suoi occhi azzurri perso nel vuoto a non voler perdere il ritmo, Sabbiò e la sua mazzocca a battere violentemente sulla grancassa, mentre un claudicante Pavò, recuperato alle case Vass, percuote forte i piatti per dissimulare il dolore di un ogna incarnita che lo tormenta da giorni, a chiudere Paul, Paul Anka, rullante verde e nero e solito stuolo di ragazzine umide non di Guazza a sbavargli dietro.

Si entra in Piazza, la musica si ferma, dal comune annunciano la Guazza, gli ultimi esaltanti giri di Addio Ninetta Addio. Un tripudio di flash e fotografie, tra applausi e canti che ci accompagnano, sfiliamo a fianco al fuoco, incuranti,  come a volerlo ignorare ci facciamo largo tra la folla scorrendo verso piazza XX Settembre, giriamo dietro la Collegiata, un ultimo sguardo alla Piazza, abbracci commossi……. è finita la DECIMA EPOPEA.